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La tela si presenta come un dittico: ma la lunga e stretta striscia di sinistra (con le due teste d'angelo e l'angelo intero) è stata giustapposta solo posteriormente da qualche pio ma non altrettanto scaltro artista, nell'intento forse di evidenziare la natura angelicata di Maria e la  sua nobiltà regale.

La figura muliebre, maestosa e  solenne, è leggermente protesa in avanti e, in questo movimento impercettibile, la spalliera della sedia si rivela, le ginocchia si divaricano ed il panneggio si dilata in un palpitante effetto tridimensionale.

Un lungo velo, muovendosi dal capo, parte scende dietro le spalle,e parte, adagiandosi sul petto,
si avvolge sulla destra della Madre che regge il Bambino.

Il velo non è il KALIPTRA con le tre stelle simbolo della verginità prima durante e dopo il parto,né l’OMOPHORION (o MAPHORION) cioè quel mantello che copre le spalle di una persona di riguardo,
ma il segno chiaro o della divina sapienza ispiratrice (Maria è SEDES SAPIENTIAE) oppure,
preferibilmente poiché ci troviamo in territorio occidentale, della Regalità universale.
Il diadema, aggiunto artificialmente in tempi posteriori, ha voluto dare ulteriore chiarezza questo titolo regale già proclamato dal velo.

La perpetua verginità di Maria risplende nell'azzurro sobrio del largo mantello che le avvolge i fianchi le braccia, mentre la divina maternità traluce nell'ondeggiare imperioso della larga e sontuosa tunica rosea che scendendo in giro completo, trova confortante riposo sul cuscino regale della nobile predella.
Ma la punta del piedino scalzo, che su di esso si posa, rammenta
all’orante il saldo e mai dimenticato attaccamento della Regina del
cielo alla comune umile origine:”la stirpe umana”. Icona Madonna della Neve(Particolare)

Similmente, nel sensibilissimo modellato del viso,
tutto pervaso da una trasfigurante luce interiore,
la maestà immensa del cielo si coniuga 
amorevolmente con la tristezza infinita della terra.

Lo sguardo pensieroso ma sereno della Regina
è colto nell'attimo breve ma significativo di tutta la sua missione:
"Rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi".

All’orante, più che al suo Figlio, sono diretti suoi occhi dolci e penetranti
di madre clemente e pia.

Il bambino che, con gesto deciso, si aggrappa fortemente alla tunica materna,
sembra confermare ed approvare la missione di misericordia della Regina, che è anche la madre
di tanti poveri peccatori.

Questa icona, nitida e precisa diventa così la rappresentazione di una preghiera impressa sulla tela, e si offre come una finestra luminosa aperta sul mondo soprannaturale, al di là del tempo e dello spazio. Questo quadro, misurato e spazioso nella prospettiva, lieve e finito nelle forme, fresco e luminoso nei colori, danzante ma sicuro nel segno, costituisce davvero un ponte tra il visibile l'invisibile.

L'autore ignoto,come in  quasi tutte le icone bizantine, dimostra di possedere sicura tecnica, ricchezza di  linguaggio ed ottima ispirazione e gusto. Ai fedeli di Morroni, fortunati possessori di questo piccolo capolavoro ricordo e faccio mie le parole di San Giovanni Damasceno: "Se qualcuno ti chiede della tua fede, portalo in chiesa e mostragli le icone"

TRATTO DA "S. MARIA DELLA NEVE" di CARLO GRAZIANO (Brooklyn,N.Y.2000)-Tutti i diritti sono riservati-

  

 

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Il Santuario di Maria SS. Della Neve